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La tragedia delle Macalube Legambiente: "Dramma immenso, ma troppe falsità"

Gli ambientalisti: "Bisogna affrontare con razionalità la discussione sul futuro delle riserve naturali in Italia e della mitigazione del rischio nella fruizione, tenendo presente che nelle aree naturali, così come nella vita, purtroppo, l’opzione 'rischio zero' non esiste"

- 14/10/2014

Quella avvenuta alle Macalube è stata una tragedia, che ha colpito in primo luogo la famiglia Mulone. Ma che ha sconvolto anche quanti in quella riserva lavorano con passione. Persone che fino a venticinque minuti prima che la collina si ribaltasse, stavano facendo il giro di controllo e hanno incrociato i visitatori che sabato 27 settembre stavano passeggiando dentro la Riserva delle Macalube ad Aragona, persone che hanno partecipato ai primi soccorsi, quando ancora si scavava con le mani.

I primi giorni, addolorati per quanto successo e assaliti da accuse e false informazioni, la scelta di Legambiente è stata quella del silenzio. Fatta per non alimentare polemiche e soprattutto per rispettare il dolore della famiglia. Solo una conferenza stampa, domenica 28, per confutare alcune informazioni che avevano cominciato a circolare e a produrre false notizie fin sui media nazionali. Poi, zitti, fino al funerale di Laura e Carmelo.

E questo nonostante la quantità di insulti, falsità e grossolani errori crescesse di ora in ora, in molti casi alimentata ad arte da sciacalli senza scrupoli. Pur cosciente che la replica, se tardiva, non avrebbe mai avuto la stessa risonanza delle accuse e delle menzogne, Legambiente ha comunque tenuto i nervi saldi e confermato la scelta di non replicare colpo su colpo.

Poi lunedì 30 settembre, sulle pagine di Repubblica, l’ennesima sequenza di notizie false, con il presidente della Regione che annunciava chiusure e revoche, prefigurando punizioni esemplari. Anche queste ultime accuse, certamente le più gravi, non hanno modificato la scelta di non trasformare una vicenda così tragica nello scenario di uno scontro bieco e velenoso. Intanto, la Procura di Agrigento apriva le indagini e, dopo poco, affidava la custodia della Riserva posta sotto sequestro giudiziario proprio agli operatori di Legambiente.

A onor di cronaca e di verità, una seconda conferenza stampa, convocata a Palermo e poi annullata, avrebbe dovuto – carte alla mano – sconfessare la Regione su una serie di informazioni destituite da fondamento apparse sulla stampa tra il lunedì e il martedì successivo. Ma una convocazione da parte dell’Assessorato territorio e ambiente – a lungo auspicata da Legambiente – ha fatto prevalere il senso di responsabilità.

Dopo l’incontro, un comunicato congiunto per ribadire con chiarezza che “nel corso degli anni, la Riserva è stata oggetto di studi, progetti, interventi e attività di varia natura tutti autorizzati dalla Regione a seguito di valutazione degli organismi scientifici e tecnici preposti a sovrintendere il complesso sistema di protezione della natura vigente in Sicilia”. Burocratese? Indubbiamente.

"Dopo aver incautamente accusato Legambiente di aver di fatto introdotto abusivamente centinaia di migliaia di persone in una riserva off limits - dicono gli ambientalisti del cigno verde - la Regione ha dovuto rileggersi regolamenti, convenzioni e diciotto anni di relazioni approvate con tanto di plauso per l’attività svolta, per ammettere l’errore. Per Legambiente era “la verità più importante” che andava ristabilità. E questo nonostante sui giornali fossero apparse notizie assolutamente folli e calunniose su molti altri aspetti, rispetto a cui abbiamo deciso di continuare a non replicare. Ritenendo però, che almeno in sede locale, andassero restituito onore e dignità a chi in quella Riserva lavora da molto tempo".

Per qualcuno, quel comunicato (che si riporta al termine dell'articolo) è stato un chiaro dietrofront della Regione. "Per altri organi di stampa, compresa Repubblica Palermo, non è stato nemmeno il caso di riprenderlo in una breve - aggiungono i reponsabili regionali di Legambiente -. Qualcuno ha invece accusato Legambiente di non aver avuto l’ardire di sparare a zero sulle dichiarazioni della Regione, di aver messo la polvere sotto il tappeto. Senza capire che si è trattato – ancora una volta – di una scelta tutt’altro che facile, che ha posto in secondo piano la legittima rivalsa, per fare spazio alla possibilità che, da qui in avanti, si possa affrontare con razionalità e intelligenza la discussione sul futuro della Riserva delle Macalube (così come di tutte le Riserve naturali in Sicilia e in Italia), della fruizione delle aree naturali, della mitigazione del rischio. Lo abbiamo fatto convinti, e in questo confortati dalle posizioni assunte dal mondo scientifico, che nelle aree naturali, così come nella vita, purtroppo, l’opzione 'rischio zero' non esiste".

 

Qui sotto, il comunicato stampa integrale che l’associazione ha scritto in occasione della conferenza stampa tenuta negli uffici della Riserva ad Aragona e il comunicato stampa congiunto Regione-Legambiente.

 

28 settembre 2014

Legambiente sul tragico incidente nella Riserva delle Macalube di Aragona

Cordoglio per il dolore della famiglia Mulone e per l’Arma dei Carabinieri

Colpita dall’immensa tragedia che ha visto morire i piccoli Laura e Carmelo Mulone nella riserva che gestisce per conto della Regione Siciliana, Legambiente, per rispetto alla famiglia, nei primi giorni ha scelto il silenzio stampa. Mentre le polemiche divampavano, notizie di ogni tipo affollavano le pagine dei media locali e nazionali, voci si rincorrevano sulle possibili responsabilità

“Tutta Legambiente è accanto alla famiglia Mulone per la sciagura che ha tolto la vita ai piccoli Laura e Carmelo. Il nostro cordoglio è rivolto anche all’Arma dei Carabinieri, colpita dal dramma dell’appuntato Rosario Mulone, e alle comunità di Aragona e Joppolo – dichiara Mimmo Fontana, direttore della Riserva delle Macalube di Aragona -. In queste ore, soprattutto per rispetto a due genitori dilaniati dal dolore, vogliamo mantenere sobrietà e non dare adito in alcun modo all’individuazione di colpe o responsabilità per un evento che, siamo convinti, per le conoscenze di cui il mondo scientifico dispone, non era in alcun modo prevedibile. Per questo ieri, con le ricerche del corpo di Carmelo ancora in corso, abbiamo deciso di non dare seguito alle polemiche che si sono alzate sui media. Purtroppo sono circolate informazioni sbagliate, congetture e accuse, tanto che ci vediamo costretti a fornire alcune importanti precisazioni”.

Facendo riferimento a quanto letto sui giornali, ai servizi televisivi e alle dichiarazioni a caldo di alcuni intervistati, Legambiente vuole sottolineare quanto segue.
1. La Riserva Naturale delle Macalube di Aragona è gestita per conto della Regione Siciliana, in convenzione, da Legambiente, che da 18 anni ha l’incarico di occuparsi di: difesa degli habitat naturali, fruizione e valorizzazione, ricerca scientifica. Rispetto ai primi due aspetti, seppur con mezzi insufficienti, la passione e la professionalità di operatori e volontari ha garantito ottimi risultati. Tanto che quest’anno le recensioni e i giudizi degli utenti di Tripadvisor (la Riserva viene visitata da una media di 15.000 persone all’anno provenienti da tutto il mondo) le hanno assegnato il certificato di eccellenza. Per quanto riguarda la ricerca, purtroppo, dopo il primo studio redatto dal INGV, tutti i progetti presentati in questi anni per monitorare il fenomeno e approfondire le conoscenze, non sono stati finanziati per mancanza di risorse.
2. “Se è un posto pericoloso, allora perché non lo chiudete?”. E’ una domanda che ci è stata posta da più parti e che potrebbe essere rivolta a tutti i gestori di aree naturali protette. Questa la risposta: la convenzione con la quale la Regione affida la gestione prevede che Legambiente possa limitare la fruizione per motivazioni di urgenza e necessità. Ciò è sempre avvenuto quando siano stati rilevati i fattori che potevano determinare l’aumento del rischio per la pubblica incolumità. Si conosce l’esistenza delle Macalube, che in arabo significa proprio “ribaltamento”, da almeno duemila anni. Prima dell’istituzione della Riserva, nel 1995, l’area semplicemente non era gestita. Ci lavoravano i contadini, ci pascolavano le greggi, le persone ci passeggiavano senza la presenza di cartelli informativi. È comunque doveroso distinguere tra pericolo e rischio. Il fenomeno è pericoloso, ma i rischi possono essere contenuti, come è avvenuto in questi 18 anni in cui circa 200mila persone hanno visitato i vulcanelli. Lo stesso vale anche per i vulcani come l’Etna o il Vesuvio.
3. La proprietà dei terreni su cui è avvenuto l’incidente, dove si concentra il fenomeno geologico, appartiene al demanio della Regione Siciliana che nel corso degli anni ne ha portato a compimento l’esproprio. A integrazione, Legambiente, grazie ai fondi del progetto LIFE, ha inoltre acquistato il resto dei terreni della zona A per tutelare l’area di maggior pregio naturalistico-vegetazionale dalle aggressioni esterne. Anche tali terreni dal 2008 sono dati in uso alla Regione.
4. Il monitoraggio del rischio. Legambiente gestisce per conto della Regione Siciliana la Riserva delle Macalube, nella qualità di delegato di pubbliche funzioni. In questi anni, grazie alla competenza di geologi dipendenti della Legambiente che hanno avviato la sua gestione e sempre seguito la sua conduzione, gli operatori attualmente assegnati alla riserva hanno maturato un’esperienza tale da poter garantire la fruizione in condizioni di sicurezza. Ciò significa che ogni volta che i sopralluoghi hanno rilevato anche il minimo segnale di aumento del grado di pericolo, la Riserva è stata immediatamente chiusa in via preventiva, come nello scorso mese di agosto. È innegabile che l’evento di ieri è stato di carattere straordinario, tanto che nel monitoraggio concluso dall’operatore poco prima del ribaltamento non erano stati ravvisati segnali di rischio. Siamo da sempre convinti del fatto che la ricerca scientifica debba essere sostenuta e continueremo a esserlo, che studiare a fondo fenomeni naturali come questo possa essere uno strumento efficace per ridurre i rischi. Ma riteniamo che le anomalie relative al tragico episodio di ieri avrebbero probabilmente reso inefficace anche un controllo strumentale.
5. I fondi messi a disposizione per la gestione della riserva Macalube di Aragona sono stati poco più di 30.000 euro l’anno, destinati alle spese di funzionamento (affitto sede, utenze, carburante) e gestione ordinaria (pulizia e fasce parafuoco), non potevano essere destinati a interventi strutturali e di ricerca scientifica come una rete di monitoraggio fissa.
6. Le operazioni di soccorso. Appena saputo dell’incidente, gli operatori della Riserva sono tornati immediatamente sul posto e hanno partecipato in prima persona al tentativo di estrarre le vittime. Lo può testimoniare chiunque fosse sul luogo, lo dimostra il fango di cui erano ricoperti. Legambiente ha anche collaborato alle operazioni dell’elicottero della Guardia di finanza. Dispiace leggere ricostruzioni diverse, che denunciano l’assenza di Legambiente in quelle ore cruciali.

“Speriamo di avere contribuito a fare chiarezza su alcune questioni che, inevitabilmente, hanno prodotto equivoci ed errata informazione – conclude Fontana – . C’è un’indagine della magistratura a cui abbiamo già dato la nostra piena disponibilità e collaborazione. Riteniamo che si debba però avere la lucidità di comprendere che il rapporto con la natura ci mette a confronto con pericoli anche di questo tipo”.

 

3 ottobre 2014

Incontro tra l’Assessorato regionale del territorio e dell’ambiente e Legambiente a seguito della tragedia di Macalube (nota congiunta per la stampa)

 

A seguito  del tragico episodio verificatosi  ad Aragona nella riserva Macalube, in data odierna si è svolta una riunione tra l’Assessorato regionale del territorio e dell’ambiente e la Legambiente.
Presenti presso la sede dell’Assessorato, l’Assessore regionale Piergiorgio Gerratana coadiuvato dal Dirigente Generale, Gaetano Gullo, dal Capo di Gabinetto Carmelo Frittitta e dal suo Vicario Gandolfo Librizzi.
Per Legambiente erano presenti il Presidente nazionale Vittorio Cogliati Dezza, il Presidente regionale Domenico Fontana e il coordinatore regionale delle aree protette Angelo Dimarca.
Durante il confronto, nell’esprimere il cordoglio per la famiglia Mulone per il tragico evento che l’ha colpita, fermo restando l’esito delle indagini della Magistratura, sono stati affrontati i diversi aspetti relativi alla gestione della Riserva che è stata istituita nel 1996 per tutelare e conservare un sito di particolare rilevanza scientifica e naturalistica internazionale.
Dagli aspetti scientifici esaminati a quelli più propriamente connessi alla fruizione  per finire anche agli aspetti relativi alla proprietà di parte dei terreni ricadenti nell’area protetta, è emerso come, nel corso degli anni, la Riserva è stata oggetto di studi, progetti, interventi e attività di varia natura tutti autorizzati dalla Regione a seguito di valutazione degli organismi scientifici e tecnici preposti a sovrintendere il complesso sistema di protezione della natura vigente in Sicilia.
Legambiente ha inteso sottolineare come in ragione delle precedenti valutazioni, l’Associazione ha legittimamente consentito, nel corso di questi anni, la fruizione dell’area da parte di molte centinaia di migliaia di visitatori.
Nel corso della riunione è stata ribadita l’esigenza che la disamina approfondita di ogni singola questione sarà oggetto dell’ispezione amministrativa disposta dal Dirigente generale del Dipartimento ambiente, ispezione che è stata apprezzata e salutata positivamente da Legambiente.
Sarà questa la sede appropriata per verificare, oltre ogni ragionevole dubbio, la corretta e non arbitraria gestione della Riserva da parte di Legambiente regionale.
A conclusione dell’incontro, l’Assessore regionale del territorio e dell’ambiente ha voluto precisare che l’esperienza di questo tragico evento, anche sulla base delle risultanze dell’ispezione, induce l’Amministrazione e tutti i soggetti coinvolti a qualsiasi titolo nella gestione di aree protette, a considerare sotto un nuovo profilo il tema, di rilievo nazionale, della fruizione di ambiti naturalistici che presentano per la propria oggettiva natura potenziali e inevitabili rischi e a sviluppare conseguenti strategie e norme che ne attenuino l’esposizione.

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