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Macalube Una tragedia che poteva essere evitata

Legambiente aveva chiesto alla Regione una centralina di monitoraggio capace di rilevare ogni anomalia per assicurare la sicurezza nell'area di lavoratori e visitatori

di Michele Scimè - 27/09/2014

Doveva essere un sabato mattina di relax per un genitore di Aragona che con la bella giornata di fine settembre aveva deciso di portare i suoi due bimbi a vedere i vulcanelli di fango. Un classico, da sempre, per tutte le famiglie aragonesi quello di addentrarsi autonomamente nella vasta area sulla quale i vulcanelli di fango danno spettacolo. Quello che però doveva essere un sabato mattina all'aria aperta si è trasformato però in una immane tragedia. Un episodio che desta grande amarezza in tutti. Ma all'amarezza per le vittime, due vite innocenti stroncate in questo modo assurdo, si aggiunge la rabbia. Non conosciamo ancora la dinamica dell'accaduto ma sappiamo già che questa tragedia poteva essere evitata.

Innanzitutto, probabilmente, non staremmo qui a parlare della morte di due bimbi se l'accesso all'area fosse stato consentito solo attraverso la guida del personale che gestisce la riserva naturale. E soprattutto se i visitatori avessero seguito il consiglio contenuto nei cartelli affissi da Legambiente nel perimetro dell'area di non accedere alla riserva senza accompagnamento di una guida. Difficile poter sapere, anche conoscendo bene la riserva ma non essendo addetti ai lavori, quali eventi naturali interessano un'area in continua mutazione morfologica per effetto dei fenomeni geologici, le cosiddette attività parossistiche che perennemente riguardano la zona. 

Ma c'è dell'altro, perchè sul fronte della sicurezza qualcosa poteva e doveva essere fatto. E Legambiente nel tempo aveva reiteratola richiesta di un intervento della Regione per tutelare la sicurezza di chi nella riserva lavora ed anche dei visitatori.

Il mese scorso, era l'inizio di agosto, la collina della riserva naturale delle Macalube era stata chiusa al pubblico per questioni di sicurezza per decisione di Legambiente, che da 18 anni gestisce la salvaguardia del sito e la sua fruizione attraverso visite guidate lungo un percorso che nel tempo ha subito delle variazioni proprio per effetto di una attività parossistica di degassamento che aveva addirittura comportato la scomparsa di alcuni vulcanelli di fango e la formazione di una serie di fratture che avevano interessato la superficie della collina.

E ad agosto in via precauzionale era stata sospesa ogni attività di fruizione. "In questo momento, infatti, per ovvi motivi di sicurezza è consigliabile mantenersi a debita distanza dalla collina", avevano spiegato gli operatori della riserva naturale. Che, però, circa le condizioni di sicurezza per chi in quell'area lavora o va semplicemente in visita, avevano aggiunto: "È chiaro che l’efficacia di tale operato non può in alcun modo essere comparata alle certezze inconfutabili che potrebbero ricavarsi se solo la Regione, a distanza di quasi venti anni dall’istituzione della Riserva, si decidesse finalmente a dotarla di una centralina di monitoraggio geodetico anche in modalità discontinua, in grado cioè di sfornare periodicamente dati reali sullo svolgimento sotterraneo del fenomeno, di rilevare qualsivoglia 'anomalia' e di consentire, conseguentemente, all’Ente gestore di svolgere il proprio lavoro in assoluta sicurezza ed ai visitatori di non trovarsi sulla collina nel momento sbagliato".

Legambiente Sicilia gestisce la riserva naturale delle Macalube di Aragona dal 1996 per conto dell'Assessorato del Territorio e dell’Ambiente della Regione Siciliana, che l’ha istituita nel 1995. La convenzione di affidamento garantisce la copertura delle spese di gestione ordinaria e di personale di questa e delle altre 5 riserve regionali affidate all'associazione ambientalista del igno verde. "Ma dal 2010 - spiegava non più tardi di tre mesi fa dalle pagine di Agrigentosette l'ambientalista Daniele Gucciardo -  il budget massimo che dovrebbe essere garantito dalla convenzione viene sempre ritoccato al ribasso, riducendo drasticamente non solo la agibilità della gestione ordinaria ma le capacità di programmazione delle attività future quali ricerca scientifica, fruizione, infrastrutturazione".

E a distanza di 18 anni Legambiente nella riserva delle Maccalube non ha nemmeno un presidio fisso, eppure i visitatori sono ormai ogni anno mediamente circa diecimila. "Servirebbe - aveva continuato Gucciardo - un presidio dotato dei servizi di supporto alla fruizione nei pressi della riserva. I visitatori più informati su Tripadvisor commentano dicendo che 'il sito naturalistico ben gestito è a 2 Km. da Aragona e che se si chiama prima è possibile avere una guida che accompagna lungo il percorso della riserva'. Quelli meno informati invece si aspettano di trovarci sempre lì. Già, ma dove?".

Gli strumenti utili per il monitoraggio dei fenomeni geologici ed un presidio fisso dotato magari di telecamere per sorvegliare l'area della riserva sarebbero forse stati sufficienti ad evitare la morte dei due fratellini di Aragona.

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